L’export digitale come volano per l’internazionalizzazione

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Qual è il grado di diffusione dei nuovi strumenti e tecnologie digitali a supporto delle aziende italiane? Quali sono i fattori che favoriscono l’export digitale?

Queste sono le principali domande a cui cerca di dare risposta la ricerca svolta dall’Osservatorio Export Digitale del Politecnico di Milano, che nella sua edizione 2019-2020 si sofferma in particolare sul ruolo dell’eCommerce e di tutte le tecnologie a supporto delle varie attività che possono apportare benefici diretti e indiretti all’export digitale.

 

L’export digitale aumenta ma c’è ancora tanta strada da fare

Le esportazioni italiane hanno registrato un trend crescente negli ultimi anni, raggiungendo i 476 miliardi nel 2019, ovvero +2,3% rispetto all’anno precedente, e i principali mercati di destinazione rimangono la Germania (58 miliardi), Francia (49 miliardi) e Stati Uniti (46 miliardi).

Nonostante il trend positivo, il peso delle esportazioni attivato dai canali digitali come l’eCommerce o l’Electronic Data Interchange resta ancora relativamente basso. Tutto ciò riguarda sia gli scambi che avvengono fra le aziende (B2B) che per quelli che avvengono tra produttore e consumatore finale (B2C).


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In una fase critica come quella attuale, il commercio online potrebbe rappresentare una soluzione per alleviare il calo dei consumi e per far ripartire l’economia. Tuttavia, nonostante il valore delle esportazioni digitali sia aumentato (11,8 miliardi per il B2C e 134 per il B2B nel 2019), il loro peso sulle esportazioni totali rimane ancora piuttosto esiguo.

Nel settore B2C il peso delle esportazioni digitali si attesta al 7% se consideriamo solo i beni di consumo, e 2,5% se consideriamo tutte le esportazioni.

Le cose vanno meglio nel B2B dove il peso è circa un terzo delle esportazioni totali, a riprova del dinamismo che intercorre tra le imprese. I settori più “digital friendly” sono il fashion, che rappresenta il 66% dell’export online di beni di consumo per un valore di circa 7,8 miliardi di euro, e la filiera automobilistica che rappresenta il 22,5% dell’export digitale B2b e assume un valore pari a 30 miliardi di euro.

 

Export digitale non vuol dire esclusivamente eCommerce

I dati precedenti mostrano come, nonostante i trend crescenti dell’export digitale, la vocazione digitale delle nostre imprese e la consapevolezza riguardo il ruolo che le nuove tecnologie possono giocare nei processi di internazionalizzazione sia ancora molto scarso. La maggior parte delle imprese italiane non esporta o lo fa in modo discontinuo, e la parte minoritaria di imprese che lo fa implementa strategie di export basate su canali di export offline, quali importatori, distributori o reti di vendita fisiche (Survey effettuata dal POLIMI su un campione di 225 aziende)

La vendita attraverso il canale dell’eCommerce è solo l’ultimo step a valle della filiera produttiva. Le soluzioni digitali che le imprese dovrebbero mettere in atto per aumentare la propria vocazione export, viaggiano lungo tutta la catena del valore: dallo sviluppo di nuovi prodotti, al marketing e alla logistica distributiva.

 

 

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I livelli più alti di adozione di soluzioni tecnologiche riguardano il marketing con l’88%. Il motivo potrebbe essere legato ad un minor investimento e maggiore impatto nel breve termine.

Al contrario, la fase dello sviluppo prodotti è quella che risente meno dei vantaggi della digitalizzazione. In questa fase gli investimenti sono più consistenti, basti pensare ai costi di istallazioni di tecnologie come realtà aumentata o virtuale, sensori IoT, Artificial Intelligence e stampe 3D.

Le soluzioni innovative a supporto delle attività logistiche sono adottate da oltre la metà delle imprese. Queste vanno dai software a supporto della gestione delle scorte e del processamento degli ordini (48%) alle soluzioni volte ad aumentare la visibilità lungo la filiera e la tracciabilità delle spedizioni (30%).Ancora un numero molto ridotto di imprese ha intrapreso un percorso più a monte, rivedendo processi come automazione del magazzino e packaging.

 

Quali sono gli ostacoli da superare?

Innanzitutto, la mancanza di risorse economiche e di competenze specifiche nelle PMI, che richiedono investimenti di medio-lungo termine per essere colmate.

In seconda battuta, ma non meno importante, una diffidenza diffusa nelle imprese italiane verso le soluzioni digitali, in particolare nelle fasi che richiedono competenze umane (ideazione e marketing) o nella fase di pricing – dove lo scetticismo deriva dalla difficoltà di prezzare il valore intrinseco del Made in Italy. Ma anche nei processi, dove è ancora percepita come indispensabile la supervisione umana.

Il principale fattore abilitante dell’export digitale non è la quantità di risorse a disposizione ma dalla loro qualità. Questo significa che anche le imprese di piccola dimensione, che tipicamente sono meno internazionalizzate a causa di scarsità di risorse, possono avviare processi di esportazione ed internazionalizzazione a patto che si muniscano delle giuste risorse. Secondo lo studio, imprese che dispongono di un Export Manager con competenze di internazionalizzazione ma non digitali avranno meno chance di intraprendere una strategia di export digitale.

Infine, menzioniamo l’uso e la conoscenza delle tecnologie digitali. Più queste saranno variegate e applicate in diverse fasi del processo più probabilità ci sono di adottare strategie di export digitale. Infatti, le tecnologie digitali possono svolgere un ruolo diretto o indiretto nel supportare una strategia di export digitale, come contribuire a rendere più efficienti i processi aziendali o attraverso la creazione di una cultura digitale che favorisca l’innovazione.

 

L’internazionalizzazione passa dal digitale

L’export è fondamentale per un’impresa che opera in contesto globalizzato come quello odierno. Le imprese che esportano sono tendenzialmente più solide e crescono ad un livello maggiore. Oggi le nuove tecnologie sono diventate più accessibili che mai per piccole e medie imprese che non devono far altro che cogliere le varie opportunità.

Come possono le nuove tecnologie aiutare il processo di internazionalizzazione?

L’uso del digitale a supporto di alcune attività chiave che precedono o seguono la fase di vendita possono aiutare le imprese italiane ad essere più produttive, efficaci e, in definitiva, più competitive nei mercati globali attraverso:

  • Una maggiore conoscenza dei mercati esteri grazie alle nuove tecnologie di elaborazione dati che permette di ridurre i costi e tempi;
  • Lo stesso eCommerce permette la riduzione di costi eliminando qualsiasi tipo di intermediazione;
  • Sistemi digitali di comunicazione che consentono di mantenere rapporti di qualità con i clienti all’estero;
  • Le nuove tecnologie in campo logistico hanno ulteriormente abbassato i costi di trasporto e stoccaggio;
  • Processi decisionali data driven basati su informazioni attendibili e coinvolgenti a livello aziendale;
  • Nuove tecnologie che aiutano i processi di marketing a generare lead commerciali misurabili.

Sebbene l’export online italiano non rappresenti ancora una quota sostanziosa, il futuro ci fa ben sperare. Il trend è in aumento negli ultimi e le sue potenzialità di sviluppo sono molteplici.

 
 
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