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Le PMI che crescono sono quelle che esportano

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In questo articolo analizzeremo dati e fattori determinanti che dimostrano come le attività all’estero aiutino le imprese a crescere e rimanere competitive.

In un mercato interno limitante per le PMI italiane, ampliare le mete di destinazione e diversificare verso nuovi mercati è una necessità.

Tra le  qualità imprenditoriali più importanti ci sono senz’altro una buona capacità decisionale e lungimiranza.

Per cogliere le migliori opportunità di business però, bisogna soprattutto saper sfruttare momenti e contesti strategici.  Vediamo come.

 

Le grandi imprese non sono le uniche ad esportare

 

La scelta dei mercati nei quali investire è tra le decisioni più determinanti per dare una svolta al proprio business. La stragrande maggioranza delle imprese italiane, tuttavia, sceglie di operare solo sul mercato locale; infatti le aziende che nel 2017 hanno deciso di esportare rappresentano poco più del 4% del totale (fonte L'Italia nell'economia internazionale, Rapporto ICE 2018-2019).

 

Perché le imprese italiane che esportano sono così poche?

 

Siamo spesso erroneamente indotti a pensare che l’export sia alla portata soltanto di imprese di grande dimensione, soprattutto se tali investimenti sono rivolti a mercati extra-europei. Secondo il rapporto Ice 2018-2019, in realtà, quasi il 60% delle imprese italiane che hanno scelto di esportare contano meno di 10 dipendenti. La percentuale supera l’80% se si considerano anche le imprese fino a 50 dipendenti.

 

Esportare aiuta a mitigare i rischi

 

Le nostre imprese esportatrici che operano in un solo mercato corrispondono a circa il 42%. Se invece si considerano quelle che esportano in due mercati si va oltre il 50%. Nonostante l’elevata percentuale, il loro peso sull’export totale è di poco superiore al 3%1.


Ricercare opportunità in diversi mercati aiuta soprattutto a mitigare i rischi. Le grandi sfide per le imprese italiane di piccola e media dimensione sono principalmente due:

  • affacciarsi con costanza sui mercati internazionali;
  • diversificare le mete secondo le proprie possibilità.

 

Le vendite all’estero continuano a crescere

 

Secondo l'ultimo rapporto ICE, l’export italiano di beni e servizi oggi rappresenta circa il 32% del Pil e contribuisce a un saldo positivo della bilancia commerciale di 44 miliardi di euro, pari al 2,2% del Pil.

Le esportazioni italiane infatti sono cresciute ulteriormente confermando l'export uno dei fattori trainanti della nostra economia. Sebbene il Pil italiano a fine 2018 fosse ancora del 3.1 % inferiore al pre-crisi (2008), nel medesimo periodo 2008-2018 l'export italiano è aumentato del 16.9% (fonte Centro Studi Assolombarda).

Se n’è accorto soprattutto chi ha continuato a osservare una buona dinamica delle vendite all’estero nel periodo post-crisi, nonostante le difficoltà che il nostro Paese si è trovato a fronteggiare. Tra il 2010 e il 2017 le esportazioni sono state infatti l’unico driver di crescita per l’economia italiana (oltre 6 punti percentuali; Figura 1).

Le imprese esportatrici sono quelle che hanno osservato in media una crescita più sostenuta del fatturato e che presentano di norma risultati migliori in termini di indici di redditività, profittabilità e solvibilità.

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Figura 1: Contributi alla crescita del Pil 2010-2017 (indice 2010=100, var %)

 

Le quattro ragioni per cui la tua azienda dovrebbe internazionalizzarsi

 

Le imprese esportatrici sono state in grado di reggere la competizione internazionale legata ai bassi costi di produzione di alcuni Paesi emergenti grazie a una notevole capacità di adattamento (anche dal punto di vista settoriale) e spostando la propria strategia di export su altri fattori quali il brand, la qualità, la rete di distribuzione e i servizi post-vendita.

Ma esportare non è l’unica via per internazionalizzarsi. Talvolta si rende infatti necessario andare a produrre e investire all’estero per ragioni strutturali e strategiche che esulano dalla mera riduzione dei costi di produzione:

  1. ampliare le dimensioni d’impresa per poter competere con i grandi player che operano su scala globale;
  2. aggirare le barriere protezionistiche, ovvero dazi e barriere non tariffarie che ostacolano (o impediscono) il realizzarsi delle transazioni;
  3. esigenze di prossimità, per presidiare direttamente quei mercati in cui l’export da solo non è sufficiente a garantirne una penetrazione efficace; per minimizzare il time to market; per sfruttare le sinergie con i clienti4;
  4. usufruire delle materie prime dei Paesi esteri, risorse di cui l’Italia non dispone in abbondanza.
Questo approccio può produrre effetti positivi anche per le imprese italiane e, complessivamente, per l’economia del Bel Paese. Lo stock di Ide, gli investimenti diretti all’estero, delle imprese italiane è ancora piuttosto modesto rispetto a quelli di Germania, Francia e Spagna (Tabella 2). Questo dato è un segno che occorre fare di più per recuperare terreno.

 

 

Tabella 2: Stock IDE in uscita/PIL (2017)

 

 

MEMO

 

 

  • Oggi la crescita delle imprese passa soprattutto per la via dell’internazionalizzazione. Il mercato italiano e quello europeo rappresentano solo una modesta porzione della domanda a cui le imprese possono attingere.

 

  • Le imprese esportatrici presentano risultati migliori in termini di crescita del fatturato, redditività, profittabilità e solvibilità rispetto alle imprese non esportatrici.

 

  • Esportare non è l’unica via per internazionalizzarsi, si può rendere necessario andare a produrre e investire all’estero per ragioni strutturali e strategiche con effetti positivi anche sull’economia interna.

 

  • Per andare all’estero è necessario dotarsi di una struttura adeguata, accumulare know how e avvalersi di esperti capaci di guidare il processo di internazionalizzazione. 

 

1 Rapporto Ice 2017 -2018.
2 Un caso peculiare riguarda le imprese che realizzano prodotti intermedi, ovvero quello che entrano nel processo produttivo dell’impresa cliente. Molti investimenti di PMI italiane derivano proprio dalla necessità di seguire all’estero l’impresa cliente, nell’ottica dell’efficientamento della catena del valore.

 

 

 

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